

I Disturbi di Personalità rappresentano il “tallone di Achille” e lo” zoccolo duro” di tutte le psicoterapie e si configurano come partners di sentimenti, pensieri e comportamenti stabili nel tempo e relativamente involontari, come formazioni reattive o evitamenti di paure inconsce correlate a difetti del Self. In questo difficilissimo e complesso ambito si colloca la prassi e la ricerca della Self-Analisi Bioenergetica, indirizzata ai disturbi maladattivi stabili e alla di regolazione degli affetti che compromettono la capacità di relazionarsi agli altri e con se stessi, come conseguenza di relazioni affettivo-corporee insicure o disorganizzate del neonato con l’ambiente primario.
La terapia self-analitica bioenergetica, pur conservando le radici loweniane dell’Analisi Bioenergetica ha aperto frontiere somatopsichiche potenziando le risorse diagnostiche e terapeutiche insite nel linguaggio del corpo e correlandole ai Disturbi e Difetti di Personalità e del Carattere:
I Disturbi di Personalità sono stati suddivisi in tre cluster:
Cluster A: paranoide (Paranoid PD), schizoide (Schizoid PD), schizotipico (Skyzotypal PD)
Cluster B: borderline (Borderline PD), narcisista (Narcissistic PD), antisociale (Antisocial PD), istrionico (Histrionic PD)
Cluster C: ossessivo-compulsivo (Obsessive-Compulsive PD), evitante (Avoidant PD), dipendente (Dependent PD)
L’organizzazione emozionale del desiderio, degli affetti e degli attaccamenti è la funzione fondamentale del Self, nella misura in cui “il bambino coglie il mondo attraverso il proprio desiderio, e il desiderio è l’espressione dei bisogni affettivi fondanti l’essenza stessa del Self”.
I difetti del Self embricati nei deficit della fiducia di base, del sostegno, del rispecchiamento, della sintonizzazione affettiva e della relazionalità pre-oggettuale, riverberano esperienze infantili di attaccamenti insicuri, disorganizzati, evitanti, resistenti, ambivalenti, ecc… che, come modelli operativi interni impregnano di sé le successive esperienze oggettuali conflittuali.
L’Infant Research ha anticipato i traumi da deprivatizzazione a epoche sempre più precoci, pre-edipiche, pre-simboliche, pre-oggettuali, protomentali, sensomotorie fino ai livelli della percezione intermodale (Daniel Stern).
L’integrazione delle diverse psicologie (psicologia delle pulsioni, psicologia dell’Io, psicologia delle relazioni oggettuali e del Sé) presuppone una relazione bioenergetica molto stretta e significativa tra narcisismo, Io e Sé, alla base di una fondamentale formulazione, allo stesso tempo analitica e sintetica, del Self come identità personale, con le sue radici nell’organizzazione bioenergetica della mente e degli affetti. I difetti del Self, la disregolazione degli affetti ed i precursori degli attaccamenti affettivi andati a male, condizionano e non poco gli investimenti bioenergetici delle fasi successive di sviluppo inducendo meccanismi di difesa dell’Io.
I difetti del Self rinviano a quelle precocissime fasi della vita infantile, in cui i primi bisogni del neonato sono narcisistici, intendendo per narcisismo l’investimento bioenergetico su di sé in un’epoca in cui l’oggetto primario esterno non si è ancora formato. Pertanto il narcisismo rinvia alla realtà del corpo, luogo da cui hanno origine i bisogni e le tensioni psichiche, come pure la simbolizzazione senso-motoria e somato-psichica.
La concettualizzazione della psicopatologia in termini di conflitto, presuppone un certo grado di sviluppo e di differenziazione delle strutture e dei tre sottosistemi implicati nel conflitto stesso (Id, Io e Super-Io).
Un secondo presupposto per il conflitto è che si sia costituita una differenziazione sufficientemente stabile tra la rappresentazione di sé e la rappresentazione dell’oggetto.
I difetti del Self si presentano come “traumi passivi, per il fallimento della funzione di sincronizzazione empatica del caregiver” (figura parentale di attaccamento in un’epoca in cui tale funzione è un bisogno fondamentale per lo sviluppo del Self.
La disregolazione difettuale degli affetti in vario modo comporta l’autoinvestimento bioenergetico dell’Io esprimendo il narcisismo che, anche per Freud, ha origini corporee e le conserverà sempre.
Una prima evidente differenza è che la patologia conflittuale è intersistemica tra ES (inconscio) Io e Super-Io (conscio), mentre la patologia deficitaria è intrasistemica, nel momento in cui il difetto consiste in mancanza o insufficienza della costanza dell’oggetto, incapacità di instaurare relazioni affettive stabili e adeguate, dispersione della identità, scissione per cui anche l’Io ne risulta danneggiato.
Kernberg definisce la diffusione o dispersione di identità come incapacità di rappresentarsi i propri sentimenti e desideri con chiarezza per un deficit di funzione riflessiva.
L’inizio del CONFLITTO viene datato dalla psicoanalisi in un range temporale vicino alla fase edipica, mentre il DIFETTO è molto più precoce nell’epoca ancora indifferenziata del Sé emergente.
Allo stato attuale delle conoscenze e della ricerca scientifica internazionale, una formazione in psicoterapia che sia completa ed adeguata per entrambe le psicopatologie, conflittuale e deficitaria, deve necessariamente estendersi anche alla comprensione e gestione dei difetti del Self. Ed è per questo che la SMIAB, ha fatto la svolta di estendere la formazione in Analisi Bioenergetica anche ai Disturbi di Personalità con la Self-Analisi Bioenergetica.
Questa svolta è resa necessaria anche perché i difetti del Self, operando guasti alle funzioni dell’Io, condizionano, e non poco, la successiva patologia conflittuale.
Ne deriva una varia ed irregolare costellazione di comorbilità tra difetti e conflitti, a volte con connotazioni gerarchiche tra le due componenti patologiche.
Uno sviluppo fisiologico del Self comporta una buona individuazione di Sé, e quindi una individuazione-separazione dagli oggetti e dagli eventi (Mahler), tale da realizzare la pulsazione bioenergetica del Self e la sua “intenzionalità primaria”, che si esprime mediante bisogni, affetti, pensieri, azioni, sentimenti, divenendo così artefice del destino della propria vita.
Privilegiare prioritariamente la gestione terapeutica dei difetti del Self sui conflitti dell’Io non è un optional, nel momento in cui la ricerca scientifica sui Disturbi di Personalità ha evidenziato che il conflitto persiste mediante il rinforzo delle difese ego-sintoniche e l’instaurazione di resistenze, finché il significato dell’intenzionalità primaria rimane nascosto.
Nella situazione deficitaria, invece, l’intenzionalità primaria non nasce né si sviluppa, per cui non può entrare in conflitto né tanto meno essere nascosta.
Nei difetti del Sé la terapia Self-analitica, come tutte le terapie Self-orientate, si assume l’arduo compito di costruire fin dalle fondamenta il significato dell’intenzionalità primaria. Pertanto la differenza tra conflitto e difetto può essere sinteticamente formulata in termini di rappresentazione del significato intenzionale, che è svelabile nei conflitti e da costruire nei difetti sulla base delle potenzialità innate.
La terapia dei conflitti si configura come un aiuto all’ego del paziente nell’affrontare il rischio di confrontarsi con gli affetti e gli impulsi proibiti nei confronti di rappresentazioni oggettuali internalizzate che vengono proiettate sull’analista. Ciò presuppone un’alleanza terapeutica per scoprire insieme il significato latente e nascosto dell’intenzionalità conflittuale.
La terapia dei difetti consiste, invece, nell’aiutare l’Ego del paziente a fare l’esperienza emozionale della propria identità, al di là della sensazione di non esistere affettivamente ed emozionalmente. Ciò è possibile mediante la correzione delle rappresentazioni di Sé distorte o disperse, mediante una relazione terapeutica capace di raggiungere la costanza dell’oggetto e la regolazione degli affetti anche a livello pre-oggettuale, elementi fondanti l’identità ma che non si sono sviluppati, se non in maniera deficitaria.
La natura di questa relazione self-analitica è affermativa, una sorta di maieusis bioenergetica , per far nascere una coerente rappresentazione del Self, in sostituzione di una struttura difettale del Self.
L’integrazione tra emozioni e cognitività in Self-analisi bioenergetica si consegue mediante l’esperienza emozionale (learning by experience) e con l’integrazione coerente mediante la sintonizzazione empatica degli affetti (emphatic attunement) tra emozioni e cognitività. Ciò comporta che la relazione transferale sarà pre-oggettuale. Tale transfert si potrà instaurare solo se il Self-analista risulterà capace di correggere bioenergicamente le rappresentazioni d’oggetto distorte nel transfert, onde aiutare il paziente ad internalizzare le funzioni dell’oggetto-analista, e fra queste quella di essere l’ogetto di investimento affettivo da parte di un paziente con forti emozioni senza oggetto originario d’attaccamento, se non quello successivo e conflittuale.
L’embricazione di derivati di deficit, organizzatisi all’interno di strutture conflittuali, deve trovare l’analista pronto e preparato a passare da un transfert oggettuale (conflittuale) ad uno pre-oggettuale (deficitario) e viceversa, a seconda dell’iceberg emergente in quel momento delle varie combinazioni di difetti e conflitti.
Imparare a gestire la complessità e la complementarietà del doppio setting conflittuale e difettuale (come, quando e perché), è una formazione che si completa cone le supervisioni self-analitiche.
Sviluppare negli allievi la competenza a seguire il processo Self-energetico in ogni seduta, competenza necessaria per saper virare da un setting all’altro, a seconda del processo bioenergetico difettuale e conflittuale che si presenta, è la caratteristica che differenzia i Corsi di Formazione della SMIAB da tuti gli altri consimili. L’analista è una persona autenticamente disponibile ed affidabile per la correzione dei difetti del Self, in quanto si lascia “toccare dentro” dai bisogni infantili primari ai quali il paziente è rimasto fissato, per non averne fatta l’esperienza.Questo atteggiamento analitico viene sintetizzato da alcuni Autori con il principio di “lasciare che il paziente esista” (letting the patient be), il che significa lasciare emergere nella relazione terapeutica gli “affetti senza parole” (pre-oggettuali).
Eugenio Gaddini, psicoanalista di fama e, a lungo, Presidente della Società Italiana di Psicoanalisi, evidenzia che “i bisogni di contatto corporeo, di sicurezza, di fiducia e di piacere relazionale PRECEDONO LA RELAZIONE ISTINTUALE CON L’OGGETTO e possono sviluppare o no (difetto) la capacità di oggettualizzare la presenza della madre in un mondo rappresentazionale mentalmente costituito”.
Questi bisogni pre-oggettuali, attinenti al processo di creazione di Sé, mediante la pulsazione bioenergetica dell’EMERGING SELF, PRECEDONO IL RAPPORTO ISTINTUALE CON L’OGGETTO.
Pertanto nei difetti del Self, all’origine dei Disturbi di Personalità, “il rapporto analitico deve potersi muovere a livelli molto profondi, lontani dal linguaggio, e scarsamente o affatto istintuali. L’interpretazione verbale a livelli istintuali può non aver alcun senso, mentre il silenzio e la sintonizzazione empatica degli affetti possono acquisire una rilevante funzione terapeutica”.
Sempre Gaddini afferma che “nell’analisi di aspetti primitivi del transfert, quel che conta di più non è l’interpretazione del transfert della relazione istintuale del paziente con l’analista, ma la capacità dell’analista di essere coinvolgibile nel rapporto terapeutico ai livelli in cui il paziente ha bisogno di essere aiutato”.
Corrispondere nei modi difettuali di contatto, i soli in cui il paziente si può porre, vuol dire estendere la terapia ai bisogni di un Sé difettualmente corrisposto all’alba della vita e riattivare il processo di sviluppo del Self, dagli istinti all’identità, dal pre-simbolico al simbolico, dal pre-oggettuale all’oggettuale, partendo dal livello evolutivo in cui è stato interrotto da precoci stati traumatici e deficit del Self, responsabili di inadeguati attaccamenti affettivi per la vita di relazione, alla base dei Disturbi di Personalità.
In definitiva, poiché il difetto del Self precede la relazionalità pulsionale con l’oggetto, come la ricerca internazionale ha ampiamente dimostrato, la Self-analisi Bioenergetica dà la precedenza alla riparazione dei difetti del Self, perché questa priorità mette in condizioni di affrontare meglio i successivi problemi conflittuali, senza creare resistenze che renderebbero interminabile l’analisi.