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RELAZIONE TERAPEUTICA NELLA SELF-ANALISI BIOENERGETICA

Il modello scientifico della nostra Scuola, la SMIAB ( Società Medica Italiana di Self-Analisi Bioenergetica per lo studio e la terapia dei disturbi di personalità) è stato denominato Self-analisi bioenergetica (SAB), ed è una evoluzione innovativa dell’analisi del carattere di Wilhelm Reich e dell’analisi bioenergetica di Alexander Lowen.
SAB è una parola a triplice significato (self, analisi e bioenergetica) e ognuno di questi tre significati è incentrato sul linguaggio del corpo che consente di comprendere come e perché il paziente si esprime.
Analisi perché la SAB, come tutte le psicoterapie, non può fare a meno delle scoperte di Freud quali: il setting, le resistenze, le associazioni libere, l’analisi dei sogni e la relazione terapeutica che comprende il transfert e il controtransfert corporei.
Bioenergetica perchè introduce e privilegia nella psicoterapia il corpo (Bios) inteso come corpo vivente espressivo di emozioni e sentimenti che coinvolgono funzioni energetiche e dinamiche con tutta la complessità dell’integrazione mente – corpo – relazione.
Self perchè è una funzione integrativa ed evolutiva che include le tre strutture inconsce della metapsicologia freudiana (Es, Io, e Super-io).
Il Self per Winnicott nasce “dalla vitalità delle funzioni corporee” (pulsioni del cuore, del respiro e vissuti corporei relativi ai bisogni e ai diritti bioenergetici(diritto di esistere di aver bisogni di sostegno ecc.), in tutte le fasi di sviluppo: orale, anale, uretrale e genitale).
In questa concezione del Self si intravede la reciproca interrelazione tra psiche e soma fin dalla primissima infanzia a costituire la continuità dell’esistere (“continuity of being”), che ha la sua centralità nel corpo.
Per quanto concerne i disturbi di personalità, facciamo riferimento agli studi clinici e alla ricerca dell’AISDP (Associazione Italiana per lo studio dei Disturbi di Personalità), conosciuta e apprezzata dalla comunità scientifica internazionale.
Da Cesare Maffei abbiamo appreso che la diagnosi clinica dei disturbi di personalità è retrospettiva, considerate le continue revisioni diagnostiche in itinere durante la terapia.
La complessità diagnostica dei disturbi di personalità, comprende criteri categoriali (differenze qualitative) versus criteri dimensionali (differenze quantitative); ma anche criteri nomotetici (che stabiliscono leggi generali versus criteri idiografici (che descrivono i particolari .
Entrambe queste polarità diagnostiche sono anche versus la diagnosi strutturale di matrice kernberghiana, che analizza l’organizzazione della personalità in termini di: dispersione di personalità, gerarchia dei meccanismi di difesa dell’Io (da quelli più immaturi a quelli più maturi), esame di realtà.
La complessità della diagnosi proposta da Maffei è giustificata dal fatto che la diagnosi dei disturbi di personalità è dialetticamente in gioco tra clinica e ricerca.
Il maggiore e il più innovativo contributo della ricerca della SMIAB è la scoperta, la sperimentazione e l’introduzione in terapia di un doppio setting: il setting oggettuale per i disturbi conflittuali e il setting pre-oggettuale per i disturbi difettuali (difetti del Self alla base dei disturbi di personalità).
Il setting pre-oggettuale, se gestito con competenza, può giungere al cuore del difetto del Self liberando i bisogni relazionali primari che sono stati negletti e perciò memorizzati nel proto-Sé corporeo appunto come deficit del Self, cioè come traumi passivi dovuti ad esperienze affettive relazionali corporee non fatte o fatte in maniera inadeguata .La riparazione dei difetti del Self avviene essenzialmente per via empatica, anche se gli aspetti cognitivi possono, solo dopo, sostenerla e rinforzarla.
Con l’abreazione bioenergetica si ha un nuovo apprendimento emozionale che apre la porta a nuove possibilità di cambiamenti affettivi e psico-corporei, perché permette di uscire dall’inibizione dell’azione e della espressione emozionale rivelandosi un importante fattore terapeutico.
L’abreazione, che ha a che fare con i disturbi conflittuali, intensificando le emozioni, consente “l’emergere del rimosso” con acting out in un setting protetto e sicuro.
Molto più difficile è conseguire l’abreazione nella patologia difettale.
Nei conflitti la tensione si esprime nei confronti di oggetti internalizzati proiettati sul Terapeuta. Nei difetti la ripetizione dei bisogni non soddisfatti non trova oggetti internalizzati, per cui la relazione transferale dovrà essere preoggettuale, perché è deficitaria nei contenuti rappresentazionali d’oggetto e di Sé, che appaiono più vulnerabili e a rischio di distorsioni. Il setting ed il transfert preoggettuali consentono l’investimento affettivo da parte di un paziente con forti emozioni senza oggetto di attaccamento se non quello conflittuale.
Il razionale del doppio setting e doppio transfert è chiaro ed ovvio: il Terapeuta deve essere pronto a passare da un transfert oggettuale (conflittuale) ad uno preoggettuale (deficitario) e viceversa, a seconda che la punta dell’iceberg emergente in quel momento emerga come conflitto o come deficit.
Nel transfert conflittuale (oggettuale) il ruolo transferale è “come se” il terapeuta fosse l’oggetto di
attaccamento affettivo. Il paziente con deficit del Self si difende o sviluppa resistenze nei confronti del transfert conflittuale, perchè non è proprio quello di cui ha bisogno. Dopo una prima fase di terapia, più o meno lunga, che deve essere incentrata sulla analisi delle resistenze, se e quando il paziente percepisce empaticamente che il terapeuta può lasciarsi toccare dentro dai bisogni infantili ai quali è rimasto fissato per non averne fatta l’esperienza corporea, il deficit del Self può emergere attivando il transfert ed il controtransfert preoggettuali che prendono il posto di quelli oggetttuali.
In entrambi i setting (oggettuale e preoggettuale) l’abreazione libera il desiderio genuino e il bisogno autentico di relazione che acquisiscono così un’espressione simbolica adeguata. Lavorando bioenergicamente sulle tensioni toniche e difensive del corpo, in cui sono iscritti le immagini e i vissuti del corpo, si ha un effetto catartico sul loro contenuto affettivo ed emozionale.
L’abreazione resa possibile mediante tecniche e strategie terapeutiche di induzione psico-affettiva sblocca, le emozioni trattenute nei blocchi neuromuscolari liberando anche il desiderio di fare nuove esperienze che riempiano il vuoto delle esperienze non fatte o fatte in maniera patologica o traumatica.
Per cogliere l’ineffabile del corporeo, del preverbale, del presimbolico, del preoggettuale, la Self-analisi Bioenergetica lavora con il doppio setting: preoggettuale ed oggettuale, presimbolico e simbolico e, quindi con il conseguente doppio transfert e controtransfert.
Questa innovazione somatopsichica del setting Self-analitico bioenergetico, non è un’optional in ogni terapia nella misura in cui lo stesso Freud aveva preconizzato la dimensione dell’“Ausdruck” intesa come l’insieme delle esperienze corporee, come “stato aurorale nascente di ogni affetto ed emozione” che incorpora in sé la nascente funzione cognitiva del proto-sè.
L’”Ausdruck” freudiana, agisce a monte di ogni esperienza, come organizzatore di nuove esperienze in continua evoluzione: ma capitalizzare esperienze fondanti e sentirle affettivamente significa innanzitutto vivere le emozioni ed i sentimenti nel proprio corpo.
Il doppio setting (pre-oggettuale e oggettuale), proprio perché corporeo, è la chiave per entrare nelle relazioni primarie disfunzionali, per riattivare e rivitalizzare nell’adulto nuove relazioni più funzionali.
Il setting preoggettuale affermativo sviluppa la sensazione di esistere, la reciprocità, la relazionalità affettiva preoggettuale, e l’integrazione coerente tra emozioni e cognitività.
Importanti ricerche condotte da Autori di riferimento ci hanno convinti sulla necessità del doppio setting oggettuale e preoggettuale: a partire dagli studi di Winnicott sulla madre sufficientemente buona e sull’ holding environement; da quelli di Kohut sul Sé che concepisce come costellazione psichica con un’influenza dinamica sul comportamento, spostando la psicologia del profondo dall’Io al Sè; di Bowlby, della Ainsworth e della Main sull’attaccamento; della Mahler sul processo di separazione e individuazione; fino ai contributi fondamentali di Stern sullo sviluppo del Self, del “Sé con l’altro” (“being with”) e sulla costellazione materna; di Tronick sulla co-regolazione e co-costruzione degli affetti; di Kernberg sul precoce sviluppo rappresentazionale e sui disturbi di personalità e di Fonagy sulla trasmissione transgenerazionale, sulla regolazione affettiva e il processo di mentalizzazione.
Nonostante le loro differenze molti di questi Autori descrivono in maniera simile le comuni fondamenta del Self, come attaccamento estremamente precoce, che si esprime nella relazionalità preoggettuale regolata dalla sintonizzazione empatica corporea, vero e proprio organizzatore della diade madre-bambino; relazionalità che poi persiste nel corso di tutta la vita come capacità di sfondo in ogni comunicazione interpersonale, ma anche, quando è carente, come difetto strutturale del Self nei disturbi di personalità.
Infatti Tronick sostiene: “Gli esseri umani ricercano il contatto emozionale nell’intersoggettività, a partire dalla relazione diadica bambino – caregiver”. Ne consegue che i processi corporei alla base della memoria sensoriale delle relazioni e delle emozioni (memoria implicita), sono responsabili degli stati affettivi che, se sono disadattivi per le relazioni sociali, richiedono una terapia corporea.
Come ha scritto Gaddini la relazionalità preoggettuale, in quanto basata sui bisogni di contatto corporeo, di sicurezza, di fiducia e di piacere relazionale, precede la relazione con l’oggetto e persiste nella vita adulta come organizzatore somatopsichico dell’esperienza di Sé, indispensabile per lo sviluppo dell’identità, delle funzioni cognitive, emotive e relazionali. In sintesi i bisogni di contatto corporeo, di sicurezza, di fiducia e di piacere relazionale costituiscono i precursori della strutturazione del Self in quanto bisogni di base inalienabili.
Sempre Gaddini conclude che lo sviluppo della mente è un processo che va nella direzione dal corpo alla mente (somatopsichico) e cioè una graduale acquisizione protomentale del Sé corporeo a costituire la prima organizzazione del Sé.
Il modello scientifico della SMIAB è sintonizzato sulla definizione del Self di Stern “l’esperienza soggettiva in continua evoluzione che si organizza in relazione all’altro, fino a diventare una forma di organizzazione stabile, uno schema stabile di consapevolezza finalizzata all’attuazione delle proprie potenzialità innate” e di Masterson: ”un potenziale innato (emerging Self), dotato di intenzionalità tesa all’esperienza ed alla conoscenza che, avvalendosi dell’esperienza della propria soggettività ed unitarietà dei vissuti, conserva la continuità della realtà psichica e corporea, come identità distinguibile da tutti gli altri individui”. In questa prospettiva l’Io, il Sé ed il sano narcisismo che alimenta l’autostima sono considerati come una struttura funzionale a triplice espressione dell’identità in continua evoluzione (Real Self), il cuore pulsante della Self -Analisi Bionergetica.
Il Self si rivela essere un polo di percezioni e di esperienze affettive molto sensibile alle variazioni di aumento o diminuzione dell’autostima, costituendo il motore dell’autoaffermazione, dell’iniziativa e della mastery.
Nel lavoro terapeutico con la complessità del Self non si può ignorare che, ciascuna persona, pur nella sua unicità, è di fatto un complesso mosaico di caratteristiche in costante mutamento (Il Sé sinaptico evolutivo che struttura la molteplicità del Sé).
Il linguaggio primario del corpo è sensomotorio (attualizza cioè la fase di transizione dalla sensazione alla percezione, sfuggendo all’associazione verbale ed alla comunicazione simbolica) ed esprime le funzioni del Self attraverso quattro sistemi:
Emozionale e cioè le emozioni che curano per via psicofisiologica (paura, rabbia, aggressività, tenerezza, amore, gioia di vivere, serenità e umorismo). Le emozioni sono il ponte relazionale tra l’universo intrapsichico e quello interpersonale.
Muscolare e cioè postura, tono muscolare, mobilità e staticità, movimento, forza, rigidità versus flaccidità e grounding (radicamento alla realtà).
Fisiologico e cioè respiro, sistema neurovegetativo, sistema neuropsicoendocrino – immunitario, tono della voce, che trasmettono i sentimenti e gli affetti più segreti che sfuggono alla consapevolezza razionale.
Cognitivo – simbolico e cioè ricordi, fantasie, immaginazione, consapevolezza, razionalità e controllo.
La SAB coinvolge olisticamente e all’unisono tutte le funzioni del Self, recuperando l’unità funzionale tra il mentale e il corporeo.
I sintomi che compaiono durante la terapia sono tentativi di ritornare a meccanismi funzionali sani del Sé e raccontano la storia dei blocchi di tali meccanismi. Il lavoro inconscio del transfert e controtransfert agisce al livello dei meccanismi inconsci psico-biologici del Self, responsabili sia della fisiopatologia che dell’autoregolazione e dell’autoguarigione e agenti al di sotto delle resistenze.
Un buon self-analista bioenergetico dovrebbe allenare il paziente a sentirsi per capirsi e poi ricostruirsi onde migliorare e divenire arbitro del proprio destino evolutivo.
“La consapevolezza della crescita personale è l’essenza stessa della felicità “ (Lowen)
La Self-analisi bioenergetica (SAB) considera il corpo come categoria diagnostica e dimensione terapeutica relazionale e fa riferimento agli stati primitivi della psiche e cioè al protomentale.
Il protomentale è l’esperienza corporea soggettiva (self subject) in relazione all’altro (introiettato come self object) del neonato, nel periodo che va dalla nascita alla comparsa del pensiero simbolico.
Tale esperienza corporea è un continuum e non a tappe come invece sono descritti gli stadi dello sviluppo freudiano. Lo sviluppo della personalità inizia in senso somatopsichico (dal corpo alla mente) e il Sè nucleare rappresenta l’evoluzione del proto sé (Siegel).
Il VERO SE’ (Real Self) può, secondo Winnicott, svilupparsi solo in presenza di un Altro (“essere con” di Stern) empatico e non intrusivo che non interrompa nel bambino la continuità dell’esperienza di Sé (“going on being”).
“L’evoluzione naturale del Real Self si verifica quando il caregiver non invade il bambino in maniera non necessaria, sostituendo le proprie aspettative e bisogni a quelli del bambino, limitandone e direzionandone i gesti creativi” (Fonagy ).
Il corpo è il campo della relazione intersoggettiva che sviluppa la capacità di leggere gli stati mentali altrui (Fonagy) per potercisi poi sintonizzare o no (Stern).
Poiché la SAB privilegia il corpo in psicoterapia, può spingere il lavoro terapeutico fino al campo della relazione primaria nucleare corporea.
Il corpo in psicoterapia si è rivelato fonte di esperienze emozionali riparatrici.
Wilhelm Reich studiò la struttura del carattere in termini di blocchi emozionali ed affettivi, leggibili nelle tensioni muscolo-caratteriali che costituiscono le difese psicocorporee e le conseguenti resistenze alla terapia (corazza muscolo caratteriale).
Egli, nell “Analisi del carattere”, definisce carattere: “ il sistema difensivo dall’angoscia” ; e quando il carattere da sistema di protezione si trasforma in “armatura o corazza”, allora si ha un’alterazione cronica dell’Io che, inevitabilmente, comporta una “limitazione della modalità psichica di tutta la persona”.
Alexander Lowen, fondando l’Analisi Bioenergetica, ha messo a fuoco lo psichismo del corpo che, in termini attuali, possiamo identificare con il Sé corporeo relazionale.
La Bioenergetica si basa sulla proposizione che il corpo sia un’entità imprescindibile dalla mente e si propone l’obbiettivo di aiutare la persona a riconquistare la propria natura primaria, che per Lowen è la condizione di libertà, di grazia, di bellezza e di salute.
Secondo Lowen “piacere e creatività sono intimamente connessi, vivere creativamente è possibile per chi ha le proprie radici negli strati più profondi della propria personalità e cioè nella fonte inesauribile delle sensazioni corporee”.
Il linguaggio del corpo, cioè il protomentale, costituisce la via privilegiata di accesso ai bisogni primari e quindi ai diritti fondamentali della vita spesso incongruenti col linguaggio verbale che, a volte, è espressione di relazioni difensive ed inautentiche.
Conscio e inconscio funzionano contemporaneamente come se fossero un’unica funzione binoculare che fonde la percezione del conscio e dell’inconscio.
L’inconscio (Protomentale), quasi sempre è un insieme di processi traumatici e di difetti del Self (traumi passivi) depositati nella memoria implicita come rappresentazioni preverbali e presimboliche operanti nel transfert, e, non sarebbe rappresentabile o mentalizzabile senza il linguaggio del corpo.
L’inconscio è presimbolico e mediante le espressioni corporee della vita emotivo - affettiva consente la riattualizzazione delle esperienze corporee dell’inizio della vita, pur se non ne conserva più il ricordo.
Il Protomentale quindi, oltre ad essere un ponte tra passato e presente, emerge nei vissuti emozionali come espressione di sé proiettata nel futuro.
La SAB tende ad integrare la memoria implicita e quella esplicita attraverso il lavoro di mentalizzazione e interpretazione del transfert corporeo.
Gli psicoanalisti del Self ricercano nelle esperienze relazionali primarie la strutturazione degli affetti che caratterizzeranno la personalità.
L’apprendimento precoce degli affetti mediante la comunicazione corporea non verbale tra il neonato e i caregivers costituisce la prima struttura della mente.
Il linguaggio del corpo è subliminale e le immagini subliminali sono intense perché sfuggono al controllo cosciente e alla critica, inducendo reazioni di simpatia, antipatia, paura, diffidenza, curiosità, desideri ed affetti non giustificabili dalle parole, come tracce del passato vissuto nel corpo.
Il corpo è la biblioteca personale dove è depositata tutta la memoria della propria storia evolutiva relazionale. Le tracce mestiche dalla memoria corporea ancorché subliminali le possiamo leggere nel tono muscolare della postura, nei movimenti espressivi, nel respiro, nel contatto oculare che possono rivelare vecchie paure, rabbia, vergogna, stati d’animi di sconfitta, frustrazioni, rassegnazione, ansie, inadeguatezza e dolori di vecchie ferite.
La memoria implicita del linguaggio del corpo rende, emotivamente attuali nell’hic e nunc della relazione che cura, vissuti incistati nell’illic e tunc.
La SAB lavorando sul dialogo affettivo attuale dell’ hic et nunc giunge a modificare l’illic et tunc
mediante tecniche di disorganizzazione e riorganizzazione dei blocchi emozionali presenti nel corpo.
Infatti per arrivare all’illic et tunc, cioè alle origini degli affetti, è necessario arrivare alla memoria sensoriale delle primissime relazioni corporee ed alle relative proto-rappresentazioni.
“L’essere con” nella relazione corporea primaria sviluppa affetti al di là della coscienza del soggetto, esprimibili con il linguaggio corporeo (espressioni facciali, tono della voce, gesti, emozioni espresse o non espresse con gli occhi e la bocca, con la postura, col respiro, con i diversi ritmi nella parola ecc.) e soprattutto con un holding psichico e affettivo.
Perché divenga terapeutica, l’esperienza emotiva deve essere affettivamente compresa,.
La psicoterapia Self-Analitica Bioenergetica, pone le emozioni e gli affetti (ossia il protomentale) a fondamento del processo terapeutico, in un percorso di conoscenza e di comprensione di sé, dell’altro e della relazione (mentalizzazione) e comprende due fasi: empatica ed interpretativa.
La fase empatica si svolge al livello protomentale bioenergetico ed è solo nella successiva fase interpretativa che il vissuto diviene verbalizzabile. Le due fasi, empatica ed interpretativa, non sono nettamente separate, ma costituiscono un continuum, per cui i primi abbozzi della funzione interpretativa compaiono già nella fase empatica, mediante la mentalizzazione delle esperienze emotivo-affettive e l’empatia prosegue anche nella fase interpretativa.
I disturbi di personalità si possono leggere anche come disturbi della funzione di mentalizzazione e cioè dell’incapacità di leggere la mente delle persone rendendo il loro comportamento significativo e prevedibile.
“Solo attraverso la conoscenza della mente dell’altro il bambino che è in noi sviluppa il pieno possesso della natura dei suoi stati mentali” (Hegel)
Il linguaggio del corpo (protomentale) emerge dalla memoria implicita, cioè dall’interfaccia tra mente e corpo come funzione del Self, che stabilizza lo sviluppo della personalità e la vita emozionale e inconscia della persona.
Il protomentale costituisce quindi la mentalizzazione presimbolica e prelogica delle prime esperienze sensomotorie immagazzinate nella memoria implicita.
La memoria implicita corporea viene richiamata alla coscienza dalla funzione riflessiva o mentalizzazione (Fonagy).
L’esperienza corporea mediata dal Principio del Piacere è un processo fisiologico sul versante somatico, mentre sul versante psichico avviene contemporaneamente anche l’esperienza protomentale, mediante gli affetti correlati all’ oggetto buono (amore) ed all’oggetto cattivo (odio); questa esperienza protomentale è un processo psichico sul versante mentale.
Poiché sia l’oggetto buono che quello cattivo sono entrambi sostenuti da sensazioni somatiche piacevoli o spiacevoli, si evince che i due processi, quello fisiologico e quello psichico, si svolgono contemporaneamente.
Il protomentale si compone di una parte inconscia non rappresentabile legata alle emozioni primarie (“ il Proto-sé corporeo”), che si avvale della memoria implicita e di una parte cosciente (il Sé nucleare), costituita da mappe neurali che diventano rappresentazioni mentali, non verbali, dell’incontro tra l’oggetto esterno e il Proto-sé (Damasio).
La mentalizzazione o funzione riflessiva è la comprensione della mente altrui che si innesca sulle esperienze di attaccamento (Fonagy). Tutto lo sviluppo dipende dalla interazione del bambino con menti più mature e consapevoli: così dovrebbe essere anche la relazione tra paziente e terapeuta.
Ogni patologia ha un diverso livello di mentalizzazione che richiede un’esperienza bioenergetica personale tale da consentire una capacità simbolica, per entrare e uscire dal mondo rappresentazionale, capacità tesa ad ottimizzare le relazioni intersoggettive.
La SAB è una psicoterapia basata sull’intersoggettività.
Si parte da un’alleanza terapeutica, all’inizio scarsa e talvolta assente, per giungere ad un’alleanza terapeutica condivisa attraverso le fasi empatica ed interpretativa, e ciò richiede esperienza e professionalità.
La fase empatica crea uno spazio transizionale ed intersoggettivo tra il corpo espressivo del terapeuta e quello del paziente. Così si può costruire una relazione che propone una nuova base affettiva di attaccamento attraverso la distanza ottimale, l’affidabilità, l’autenticità e l’apertura alla condivisione e la costanza d’oggetto.
E’ possibile cogliere il non verbale (corporeo) spesso mescolato e confuso nel verbale e questo è possibile attraverso la modalità empatica di rispecchiamento affettivo che consente di farsi carico delle proiezioni del soggetto, recepirle e restituirle con modificazioni accettabili, tali da permettere il mantenimento del legame empatico.
In questa restituzione il materiale proiettato va depurato degli aspetti distruttivi.
La fase empatica consente un’esperienza emozionale correttiva mediante la riattualizzazione del protomentale impresso nella memoria implicita.
La funzione riflessiva opera la sintesi tra emozioni e affetti del Protomentale impressi nella memoria implicita e quelli impressi nella memoria esplicita.
Il “learning by experience”operando l’integrazione mente –corpo- relazione intersoggettiva mantiene la stabilità del Protomentale e lo fa evolvere.
Apprendere dall’esperienza (“learning by experience”), significa percepire il passaggio dalla sensorialità al pensiero, cioè dal corpo alla mente. Vuol dire cioè entrare in contatto con i processi somatopsichici dello sviluppo, come era stato intuito da filosofi del calibro di Leibniz e Barkeley “nihil est in intellectu quoad non fuerit prius in sensu”.
In termini più moderni possiamo affermare che il proto-se ha fin dall’inizio della vita la capacità di fare le esperienze relazionali che, si evolvono sempre di più, man mano che procede lo sviluppo neuronale, rivelando così la capacità di imparare da sè a costruire la propria realtà psichica in un circuito continuo di causa–effetto tra le esperienze emotivo-affettive, le strutture neuronali e le funzioni mentali.
“L’inconscio, dice Matte Blanco, è un’organizzazione mentale dove coscienza e inconscio, protomentale e inconscio simbolico si integrano continuamente sì da dare un’esperienza binoculare”.
La mente nasce dalle esperienze corporee che divengono capacità di pensare (learning by experience).
La mente non può contenere un oggetto concreto come il corpo senza prima trasformarlo in simbolo mediante astrazione. Pertanto la soggettività dell’esperienza corporea viene trasferita nella mente, che attribuisce al corpo - oggetto solo un’idea astratta della soggettività del corpo vivente.
Questa astrazione viene chiamata anche processo di desomatizzazione: cioè dal sensoriale, all’emozionale, per cui il corpo è relegato nel pensiero, producendo l’eclissi del corpo vivente che, in età adulta, potrà dar luogo ad una risomatizzazione patologica, e cioè, dal pensiero alle emozioni fino al sintomo (medicina psicosomatica).
Quando le fasi di sviluppo somatopsichico non si sono realizzate nel momento in cui erano necessarie, si producono deficit del Self, alla base dei Disturbi di Personalità, perchè l’esperienza corporea non fatta bypasserà il corpo e verrà mentalizzata come se fosse una sensazione somaticamente vissuta, invece che solo pensata.
Gli oggetti scissi e i difetti del Self non possono essere desomatizzati per via somatopsichica, e quindi persistono come presenza non simbolizzabile, eclissata nel mondo oscuro dell’inconscio protomentale.
L’identità è l’unicità dell’individuo che tende al superamento delle antitesi tra essere mente ed essere corpo, tra sentire e sapere.
Il cuore del modello della Self-analisi Bioenergetica ha una triplice espressione:
corpo - mente - relazione
cioè una relazione empatica che determina e facilita le tappe evolutive dell’essere umano dalla sensazione, alla percezione sensomotoria, attraverso l’esperienza del corpo, le emozioni, fino al pensiero e al linguaggio; perché, come affermano Fairbairn, Guntrip e Winnicott “la persona è un Sé solo all’interno di relazioni significative”.
Quando la madre non è “being with…”, non è capace di sintonizzazione empatica con i bisogni di sviluppo somatopsichico del bambino, ciò fa sì che le grandi potenzialità dell’Emerging Self vadano in buona parte perdute per cui il bambino perde se stesso.
La terapia della SAB non si limita esclusivamente all’aspetto verbale , ma è un modo organizzato di sentire, viversi le emozioni, pensare liberamente, e quindi essere autenticamente nell’esperienza di incontro con l’altro.
La relazione terapeutica, per essere profondamente efficace, deve poter far cessare l’eclissi del corpo vivente.
Senza il corporeo, è praticamente impossibile riavviare il processo somatopsichico che ha determinato il deficit del Self e far riprendere il cammino verso la simbolizzazione, che è in grado di creare mentalmente l’oggetto assente.
Il corpo, fin dalla nascita, utilizza i processi primari che seguitano ad essere attivi durante tutta la vita, comparendo prevalentemente nei sogni. La mente invece utilizza prevalentemente i processi secondari.
L’eclissi verticale (stati mentali preoggettuali) e orizzontale (relazioni oggettuali) si avvicendano
nella stessa seduta, per cui è necessaria per il Self-analista bioenergetico un’estrema competenza nel doppio setting (oggettuale=orizzontale e preoggettuale=verticale), per poter avere una buona gestione di un doppio transfert e di un doppio controtransfert. Il cambiamento del setting va riconosciuto prima nel proprio controtransfert per potere incoraggiare il transfert preoggettuale del paziente.
Il transfert è la reazione emotiva nei confronti del terapeuta intesa come trasferimento o traslazione delle rappresentazioni affettive inconsce del paziente.
Pertanto il transfert è uno spostamento (proiezione) sul terapeuta dei deficit e dei conflitti vissuti nell’infanzia.
Esprimendo l’ambivalenza verso i genitori, il transfert è inizialmente positivo ma, prima o poi, può divenire ostile e negativo.
Il transfert negativo, ma anche l’intensità e la perseveranza del transfert positivo, possono essere la manifestazione di una resistenza alla terapia: è la resistenza dal prendere coscienza di un passato dimenticato. Otto Kernberg come Wilhelm Reich e Alexander Lowen insistono sull’importanza dell’analisi precoce del transfert negativo, manifesto o latente, e delle relative resistenze.
L’analisi precoce del transfert negativo e delle resistenze, consente di attenuare le scissioni e le distorsioni implicite nell’Io e nel SuperIo .
Il controtransfert, vissuto a livello emozionale e corporeo, costituisce il fattore principale per la diagnosi e il processo terapeutico. Per esser più chiari il controtransfert è una reazione di sentimenti inconsci del terapeuta alle proiezioni inconsce transferali del paziente.
Metaforicamente il controtransfert è uno scotoma, “macchia cieca”, sull’inconscio del terapeuta che, se non riconosciuto, può pregiudica tutta la terapia. Infatti le proiezioni del paziente non avvengono nel vuoto ma in parti inconsce somiglianti del terapeuta (identificazione proiettiva).
In questa prospettiva il controtransfert è un insieme di proiezioni del terapeuta sul paziente in risposta alle proiezioni del paziente sul terapeuta.
Senza una consapevolezza del controtransfert e una corretta interpretazione degli affetti (amore – odio) coinvolti nella relazione, le resistenze, i sentimenti, i conflitti inconsci ed i deficit del terapeuta potrebbero essere proiettati sul paziente (generando confusione, collusioni e illusioni), fino a costituire un ostacolo al proseguimento della terapia, alterandone l’andamento e inducendo ulteriori resistenze o il fallimento della terapia stessa.
Il controtransfert può essere, come il transfert, positivo o negativo. Esempi di controtransfert positivo sono: ipertolleranza, compassione, permissivismo, eccesso di generosità e innamoramento ecc., mentre esempi di controtransfert negativo sono: indifferenza, distanza ed evitamento razionalizzati come neutralità, scissione e identificazione proiettiva, intrusione nella relazione di desideri e bisogni del terapeuta che possono essere attivati dal transfert.
Il training di formazione allena a tollerare e stare con i bisogni primari e con quelli di regressione del paziente, senza trincerarsi nel controtransfert ad ogni tentativo del paziente di attaccare e distruggere il setting; cruciale in questi casi è individuare i motivi inconsci di tali attacchi.
Una corretta gestione del controtransfert induce l’empatia che consente al paziente di sentirsi compreso e aiutato, e al terapeuta di immedesimarsi nello stato d’animo del paziente ponendosi come “base sicura”, per risalire così fino ai traumi e ai deficit più precoci.
L’analisi del controtransfert emozionale e corporeo è finalizzata a trasformare in risorse gli ostacoli dei due inconsci coinvolti nella relazione; infatti scopo della terapia è rivitalizzare le parti creative rimosse del paziente condividendole a livello verbale, corporeo, emozionale ed affettivo.
Essendo il controtransfert, come il transfert, inalienabili e indispensabili strumenti di conoscenza e di partecipazione alla relazione che cura, è fondamentale la sua consapevolezza e la sua mastery gestionale perché siano una miniera d’oro per la terapia, consentendo la comunicazione e la sintonizzazione psico-corporea tra l’inconscio corporeo del paziente e l’inconscio corporeo del terapeuta.
La consapevolezza del controtransfert è facilitata dal transfert corporeo preoggettuale; se tale consapevolezza precede la messa in atto (enactment) del controtransfert, questo diviene prezioso strumento diagnostico e terapeutico.
L’enactment del transfert corporeo è un preludio necessario e importante per la conoscenza del transfert quando questo è esplicitamente espresso con il linguaggio del corpo.
Quasi sempre l’inconscio è un insieme di processi traumatici e di difetti del Self (traumi passivi) depositati nella memoria implicita come rappresentazioni preverbali e presimboliche operanti nel transfert. A partire dalle primissime esperienze sensomotorie (gustative, olfattive, cinestesiche ) del Proto Sé e dai conseguenti primissimi affetti (buono/cattivo, amore/odio, sicurezza/insicurezza, paura/rabbia) depositate nella memoria implicita, maturano le relazioni del neonato con l’ambiente sviluppando la memoria esplicita di tutte queste esperienze.
La memoria esplicita forma l’inconscio rimosso della psicoanalisi, mentre la memoria implicita non ha rimosso in quanto è unthinkable e unspeakable (inconscio non rimosso o inconscio protomentale).
Le due memorie si integrano in una continua rielaborazione delle tracce mnestiche a costituire immagini, rappresentazioni, fantasie, ricordi e pensieri, sentimenti, motivazioni, affetti e oggetti interni.
La consapevolezza del transfert e del controtransfert è quasi sempre retroattiva, in quanto è preceduta da un transfert e controtransfert inconsapevoli.
Essere consapevoli del transfert e, soprattutto, del controtransfert rende correttiva l’esperienza affettiva della relazione che cura che diviene autentica e spontanea.
La ripetizione di nuove relazioni con il terapeuta in linea con i cambiamenti di transfert, muta gli schemi trasferali primari in schemi trasferali più maturi e adattivi alla realtà del paziente e tali da consentire distacchi senza dolore né senso di abbandono o depressione ansiosa.
Man mano che, rinnovati schemi traferali più maturi si stabilizzano, aumenta la capacità del paziente di valutare le relazioni in modo più realistico e non ripetitivo, oltre a consolidare l’alleanza terapeutica. I cambiamenti sono reali se, oltre al miglioramento dei sintomi, ci sono cambiamenti anche di tratti patologici del carattere e della personalità ed una ristrutturazione della vita emozionale con maggiore capacità di riflettere su se stessi, su e con gli altri e di crescere affettivamente in relazioni soddisfacenti.
Il controtransfert richiede un impegno continuo al fine di evitare il suo enactment inconsapevole.
Fairbairn definisce coscienza la spontanea tendenza a esprimersi in modo sano.
Per Damasio, coscienza è il risultato di tre funzioni distinte: emozioni, il sentire quelle emozioni e il sapere di sentire quelle emozioni (senso di Sé nell’atto di conoscere).
Esisterebbero pertanto due coscienze: una coscienza inconscia presente fin dall’inizio nel Sé nucleare o protomentale (memoria implicita) e il Sé autobiografico (memoria esplicita) che è contemporaneamente conscio e inconscio.
La memoria implicita capitalizza le esperienze presimboliche senso-motorie (odore, voce, cure materne) che se insufficienti o inadeguate danno luogo alla memoria implicita deficitaria o traumatica che può essere fatta riaffiorare con stimoli emotivi bioenergicamente indotti quando riescono a rievocare i traumi o i deficit protomentali.
La mente relazionale è la sede della cognitività, del pensiero e del comportamento.
La SAB, pone l’accento sull’importanza di favorire il passaggio dal Sé intrapsichico al Sé relazionale, mirando a conseguire un continuum tra queste due polarità del Sé.
Daniel Stern, definisce la conoscenza implicita come non verbale e presimbolica, come inconscio non verbalizzabile mediante una narrazione cosciente. La conoscenza esplicita invece è simbolica e quindi espressa verbalmente e suscettibile di una narrazione cosciente. Il linguaggio verbale si accompagna sempre al linguaggio non verbale, corporeo, prevalentemente implicito, protomentale e fuori della percezione della coscienza. Solo quando il linguaggio implicito del corpo diviene cosciente avviene il viraggio della memoria implicita in memoria esplicita.
Esplicitare il non detto è il lavoro più importante della Self-analisi Bioenergetica.
Lo strumento terapeutico della conoscenza implicita è la sintonizzazione empatica (empatic attunement) che resetta la comunicazione sul registro corporeo implicito, realizzando quel magico “momento ora” ( il “now moment” di Daniel Stern) che è la presa di coscienza dell’implicito nel momento presente e che costituisce, quindi, il “momento del cambiamento” mediante i momenti d’incontro.
E tanti “momenti di cambiamento” sono quelli che ogni buona terapia deve ricercare e permettere di avvenire attraverso la co-costruzione e la co-regolazione degli affetti (Tronick).
La Terapia Self-analitica Bioenergetica, ha come fine far prendere al paziente coscienza delle emozioni e dei vissuti stratificati nella memoria implicita. Questa presa di coscienza è possibile mediante il viraggio dalla memoria implicita in memoria esplicita, privilegiando il linguaggio del corpo e il body attunement (sintonizzazione empatica corporea) poiché la relazione primaria e fondamentale per ciascun essere umano, e cioè la relazione con la madre o con un caregiver significativo, è essenzialmente corporea, non-verbale e quindi implicita. Una tale relazione implicita, corporea e non verbale si stabilisca anche tra terapeuta e paziente e viene ricercata mediante il body empatic attunement.
L’empatic attunement, non va dimenticato, è secondo Stern l’esperienza di sentirsi connessi, del sentirsi in sintonia, esperienza che permette ad un essere umano di stare insieme ad un altro nel senso di anticipare gli stati mentali dell’altro, di percepire la partecipazione dell’altro alla propria esperienza affettiva e di condividere esperienze interiori. Attunement e misattunement, vere e proprie percezioni subliminari si manifestano con sensazioni viscerali e tonalità dell’umore ed affetti primari. Nella terapia la capacità di evitare di fare interpretazioni proiettive induce attunement invece di misattunement.
Il lavoro self-analitico bioenergetico, se ben fatto, consente il passaggio dall’attaccamento alla relazione affettiva e dall’emozione al sentimento e, soprattutto, il passaggio dalla eteroregolazione sul terapeuta alla coregolazione ed infine all’autoregolazione.
Fino a quando la funzione riflessiva non è matura le relazioni affettive sono parzialmente simbolizzate per cui l’attaccamento necessita dell’ indispensabile figura di accudimento, perché la sicurezza emotiva sia garantita.
Ciò però comporta il rischio che l’analisi diventi interminabile.
Per evitare questo stallo terapeutico è importante sviluppare la fiducia del paziente nella costanza e disponibilità del terapeuta (Winnicott), per passare dal bisogno della sua presenza fisica sine qua non (una o due volte alla settimana) all’attivazione della funzione riflessiva, che consente l’introiezione del terapeuta come oggetto costante (l’altro c’è anche quando è assente) e poi all’autonomia del paziente nella vita di tutti i giorni.
Tutti i processi cognitivi avvengono mediante processi affettivi e si basano su tre elementi: consapevolezza dell’esperienza del corpo, apprendimento attraverso l’esperienza corporea (learning by experience) e memoria del linguaggio del corpo.
In ultima analisi la percezione è alla base dei processi cognitivi che danno luogo all’intelligenza, al linguaggio e al pensiero motivando la sessualità e tutta la gamma di emozioni che costituiscono la più vasta area degli affetti.
La nascita della psiche alla fine del primo anno di vita, avviene mediante l’inizio della simbolopoiesi e mediante il processo somatopsichico dal corpo alla mente. La matrice relazionale del Sè corporeo affonda le radici nel proto-Sé.
Il Sé relazionale si sviluppa come vissuto somatopsichico, cioè come storia personale significativamente unica. Ma poiché impariamo a diventare persone attraverso relazioni sempre varie e mutevoli con una vasta gamma di altri Sé differenti da noi, il Sé relazionale risulta essere multiplo e discontinuo.
La SAB è un approccio interpersonale che comporta una percezione di un Sé in evoluzione, in movimento, in cambiamento, in adattamento dinamico per fare sempre nuove esperienze. La relazione dialettica tra il Sé e l’Altro da sé attiene non solo alle relazioni passate ma anche a quelle presenti, mediante processi di introiezione e proiezione, che sono le due fasi, rispettivamente, anabolica e catabolica del metabolismo della mente.
Il senso di Sè risulta essere quella funzione autoriflessiva che crea la continuità tra i vari stati soggettivi, integrandoli. L’empatic attunement corporeo rispecchia la soggettività del paziente, divenendo un profondo e validissimo fattore terapeutico.
Nel linguaggio del corpo, il “far stare il paziente sui suoi piedi”(grounding) è un modo privilegiato di riportare il paziente dentro la sua realtà . Senza la realtà del corpo il paziente sarebbe facile vittima di illusioni e andrebbe incontro ad inevitabili delusioni.
Il Sé relazionale nell’attribuire, in terapia, nuovi significati, seleziona ed organizza l’esperienza soggettiva mente-corpo–relazione. Il Sé relazionale è flessibile e discontinuo, per adattarsi ai diversi aspetti dei Sé altrui nei più svariati contesti e fare sempre nuove esperienze relazionali. Questo personale senso di Sé è molto più facile da sentire che da descrivere.
La terapia aiuta il paziente ad arricchire ed integrare le proprie esperienze, specie quelle corporee, che più di tutte contribuiscono a far percepire le relazioni terapeutiche trasformative del Sé difettuale.
I fattori curativi operanti nella nostra psicoterapia sono: insight, come preliminare dell’interpretazione; transfert, come attaccamento affettivo al terapeuta; integrazione mente – corpo; superamento delle resistenze; consapevolezza e comprensione cognitiva nel rendere conscio il materiale inconscio; introiezione di alcune componenti del Self del terapeuta, da parte del paziente, come effetto del transfert positivo; setting ; “relazione che cura”, come esperienza ristrutturante e integrante; rispecchiamento empatico come funzione riflessiva (Fonagy) che aiuta il paziente a rendersi conto delle conseguenze dei propri comportamenti nevrotici e autodistruttivi; emozioni che curano per via corporea, cioè psicofisiologica.
Nei Disturbi di Personalità allorquando i deficit del Self sono prevalenti sulla patologia conflittuale è importante rievocare a livello protomentale ( corporeo) le mancate esperienze evolutive cruciali. Solo così il Self danneggiato da deficit potrà essere riparato dall’ attivazione dell’esperienza evolutiva mancata o deficitaria.
Per la SAB ogni Disturbo di Personalità richiede riorganizzazioni della personalità attraverso l’esperienza del cambiamento. Ma ogni cambiamento, comporta una disorganizzazione dell’organizzazione patologica precedente, e ciò può indurre paura di perdita della precedente personalità difensiva, necessaria per una maggiore individuazione di Sé.
Anche Franco Fornari aveva individuato nella relazione affettiva corporea la funzione simbolizzante della mente. Egli aveva già colto che lo spazio psichico si crea sul narcisismo del corpo. Anche per questo è fondamentale leggere il transfert ed il controtransfert corporeo, quest’ultimo inteso come osservazione partecipe.
Le sensazioni e gli affetti del neonato vengono espressi con il corpo e in esso memorizzati (linguaggio del corpo e protomentale), e solo successivamente possono essere mentalizzati e trasformati in simboli e pensiero.
Molte emozioni quali il bisogno di dipendenza, la paura di separazione e individuazione, cioè la paura di crescere, la rabbia, gli attaccamenti insicuri, le difficoltà relazionali, se rimangono inespresse ed incistate nel corpo, daranno luogo a sintomi, rendendo opaca l’espressione e la comunicazione del corpo e quindi anche della mente. In queste situazioni, il corpo vivente , cioè il soma, diventa sema, segno o sintomo, coinvolgendo anche la psiche relazionale, cioè “l’essere con l’Altro” (il “being with” di Daniel Stern).
In Self-analisi Bioenergetica si fa l ‘analisi corporea della relazione e non l’analisi della relazione corporea.
Attraverso l’osservazione e la decodificazione dei comportamenti corporei transferali vengono evidenziate le strategie adottate dal paziente durante la sua vita relazionale. Sia l’insegnamento socratico ”conosci te stesso”, che quello di Jean Jacques Rousseau :“ Se è la ragione che fa l’uomo è il sentimento che lo guida” consentono l’introspezione della coscienza attraverso se stessa. Tali insegnamenti pur rimanendo ancora validi hanno trovato una forte limitazione con la scoperta dell’inconscio. L’analisi corporea della relazione apre una via privilegiata e diretta di accesso all’inconscio, consentendogli di emergere a livello della coscienza, attraverso le espressioni corporee, affettive ed emozionali, oltre a quelle verbali che, a volte, possono essere difensive.
Il Self-analista Bioenergetico può leggere il paziente sia attraverso le parole e i silenzi sia attraverso gli atteggiamenti e le espressioni del corpo. Questa maieutica corporea, che si consegue mediante esercizi bioenergetici ben adattati al caso clinico ed all’espressione prevalente di quella particolare seduta, può fare liberare oltre i pensieri, anche una parte più profonda ed inespressa e cioè quei sentimenti ed emozioni primari (quali il pianto, la rabbia, il disgusto,l’imbarazzo, il bisogno di attaccamento, rispecchiamento e riconoscimento ecc.) che il paziente ha dentro di sé, spesso senza saperlo.
La SAB può far emergere, la differenza sostanziale tra il pensare e il sentire: spesso un paziente “conosce” molto bene, perché può pensarlo ad un livello razionale, il suo problema ma non riesce a “sentire” le emozioni che lo hanno generato e, non potendole sentire (perché sono imprigionate nel corpo), non le può utilizzare ai fini del cambiamento.
Con tecniche e strategie bioenergetiche semplici ed appropriate, si può arrivare a toccare la profondità e l’intensità emozionale dei vissuti e della memoria implicita del corpo. La libera espressione del corpo vivente, se incoraggiata nella sua spontaneità, può bypassare, il più possibile, la censura del Super-Io, esprimendo l’inconscio più direttamente e meglio del linguaggio verbale che invece rivela l’inconscio solo indirettamente ( per esempio, come dice Lacan, mediante metafore e metonimie).
La profondità e l’intensità dei vissuti e della memoria implicita si raggiungono facendo emergere bioenergeticamente la relazione vissuta dal paziente da bambino, con i propri genitori, quando la relazione era basata completamente su un amore e/o su un odio oceanici, e cioè vissuti visceralmente con tutto il cuore e quindi con tutto il corpo. E’ importante rivivere l’intensità e la profondità di queste relazioni primarie, perché il solo risveglio di ricordi verbalizzabili e verbalizzati, spesso astratti, anche se innesca reazioni emozionali, non ha l’autenticità della memoria inscritta nel corpo.
Il corpo non mente nel farci rivivere sentimenti, sensazioni, bisogni e desideri proprio nel modo in cui questi hanno segnato il Sé relazionale. Il linguaggio corporeo è universalmente comprensibile al di là del linguaggio parlato che spesso può rivelarsi una vera Torre di Babele (il linguaggio è nato per unire e far comunicare ma molto spesso divide).
Il corpo esprime sentimenti, desideri, bisogni, emozioni attraverso la mimica, la postura, la voce, la respirazione,lo sguardo, il contatto, il ritmo, l’atto o il non atto, il tono affettivo e il modo in cui utilizza gli oggetti.
Il corpo vivente è energia vitale ed esprime la coscienza dell’inconscio.
Il bambino prima e il paziente adulto poi sente che c’è un altro che può stare con le sue sensazione, emozioni sia positive che negative, che può stare e soddisfare i suoi bisogni, sente che il suo stato d’animo SI RIFLETTE in quello di un altro, sente di avere UNO SPAZIO nella mente e nel cuore del caregiver e rispettivamente del terapeuta.
Ciò comporta poter sperimentare un senso di connessione, di comunicazione e corrispondenza con l’altro, una co-regolazione (alternanza di momenti di sintonia, di vicinanza e di allontanamento) e una co-costruzione degli stati affettivi perché i processi di autoregolazione e regolazione interattiva si influenzano reciprocamente.
Un misattunement fra madre e bambino , cioè una carente o distorta sintonizzazione empatica corporea, fa sì che l’esperienza corporea inconscia rimanga fuori della coscienza, e comporti per sempre un deficit di quella che Fonagy chiama la funzione riflessiva, che è quella funzione evolutiva che permette al bambino di rispondere non solo al comportamento degli altri, ma anche alla sua concezione dei loro sentimenti, aspettative, progetti, credenze, speranze ecc. La funzione riflessiva o mentalizzazione permette al bambino di “leggere” la mente dei caregivers (come dovrebbe succedere tra il paziente e il terapeuta), rendendo il loro comportamento significativo e prevedibile e si sviluppa solo se il bambino sperimenta i suoi stati mentali riflessi (mirroring) nella mente, nel corpo, nei sentimenti e nel comportamento dei suoi caregivers.
Anche in terapia un misattunement può fare perdere il non verbale non altrimenti verbalizzabile. L’attunement aumenta la fiducia di base nella terapia ed il terapeuta può vedere meglio dove nella memoria implicita del paziente si è generata una patologia o un Disturbo di Personalità. L’empatia corporea aumenta anche l’intuizione del paziente e la sua spontaneità. L’attunement si impara attraverso l’esperienza di empatia corporea e di ascolto profondo.
La relazione terapeutica della SAB è una relazione interpersonale psico-corporea in cui il transfert ed il controtransfert corporeo vengono impiegati per conseguire lo scopo terapeutico, che è quello di riattivare il sistema relazionale, che è latente nel paziente, sanando le vicissitudini dell’attaccamento e del processo di separazione-individuazione, le identificazioni proiettive, le modalità di contatto e di relazione adulte.
Partendo dall’assunto di base che il corpo è vita ed evoluzione, la SAB lavora essenzialmente con il controtransfert corporeo oltre che con le emozioni corporee del transfert. Ne consegue che il Self-analista Bioenergetico, si lascia coinvolgere e toccare dentro nella relazione tanto che il controtransfert diviene il principale strumento di conoscenza e come tale in grado di innescare relazioni trasformative che curano.
L’approccio corporeo pone il terapeuta nella posizione di essere un punto di riferimento affidabile e vitale, perché ben conosce bios e cioè il corpo vitale e la sua energia, relazionandosi con i quali, il paziente può accedere alle parti più sofferenti o deficitarie del Self, trasformandole e persino usandole come risorse che, nell’ attivare nuovi stili di relazione con il mondo, rendono il paziente stesso persona completa, unica ed irripetibile. I vissuti energetici ed emotivi acquistano così nuove modalità corporee di espressione.
Se il terapeuta si pone come presenza viva con il suo corpo vivente, certamente non si pone nella relazione solamente come rappresentante del sapere psicoterapeutico, ed allora anche il paziente non si porrà solo come depositario di sofferenza, ma parteciperà all’entrare nel mistero ineffabile delle emozioni che non hanno parole per essere dette, ma possono esprimersi solo attraverso il corpo e la sua energia, fino a quel momento, inespressa.
Quando il corpo vivente del paziente entra in sintonizzazione empatica con quello del terapeuta si può aprire alla ricerca del nuovo e dell’ignoto, fin dove è consentito percorrere insieme gli spazi insondati della complessità e comorbilità della psicopatologia e dei Disturbi di Personalità. A questa presa di coscienza partecipa anche l’Io che, secondo Freud, è innanzitutto un Io Corporeo anche se, l’accezione freudiana può essere riduttiva rispetto alla realtà del corpo vivente, che è ciò che l’individuo sente, percepisce, soffre, gioisce e come si sperimenta nel mondo mediante relazioni significative.
E’ importante che nell’elaborazione del transfert il terapeuta passi dalla posizione di persona idealizzata a quella di persona reale all’interno della relazione terapeutica.
La “relazione che cura” risulta essere, secondo il nostro modello, una vera e propria relazione particolare d’ attaccamento (transfert) tra paziente e terapeuta, che si instaura perché il terapeuta è capace di porsi come una “base sicura” che consenta al paziente di sviluppare tutte le potenzialità della sua energia vitale .
Noi usiamo indifferentemente i termini di transfert e di attaccamento perché, come dice lo stesso Bowlby “ l’attaccamento è implicito in ogni comportamento umano, dalla culla alla tomba”.
Il tipo di attaccamento instaurato nell’infanzia può rimanere stabile e pervasivo nel comportamento umano in tutte le fasi evolutive successive, come modelli operativi interni del Sé. I MOI sono da considerarsi insiemi di memorie affettive sia implicite che esplicite, e quindi di significati che, il bambino prima, e il paziente poi, ha imparato ad attribuire alle emozioni d’attaccamento ed alle risposte dell’altro, come vissuti di sicurezza e di insicurezza (attaccamenti sicuri e insicuri). La struttura dei MOI del Sé e delle figure d’attaccamento è una struttura relazionale che emerge da ripetute e precoci esperienze interpersonali; i MOI una volta costruiti, tendono a persistere e ad operare al livello inconscio.
I MOI sono costruiti dalle rappresentazioni oggettuali interne di se stesso, dell’altro, del mondo e delle relazioni e sono la base per formare relazioni intersoggettive, prevedere i comportamenti dell’altro, anticipare gli eventi, pianificare le risposte, con fiducia in se stesso.
I MOI governano i sentimenti del bambino verso se stesso, i genitori e il mondo , come si aspetta, per esperienza fatta, di essere trattato dagli altri e come progetta il proprio comportamento e si sente proiettato nel proprio futuro. Pertanto i MOI governano tutte le emozioni, le paure, i desideri e le aspettative anche nella vita adulta.
“Sulla struttura dei M.O.I. il bambino basa la previsione di quanto le figure d’attaccamento potranno essere accessibili e responsive se lui si rivolgerà a loro per avere aiuto. Dalla struttura dei M.O.I. dipende inoltre la fiducia del bambino, che le sue figure d’attaccamento siano facilmente disponibili e raggiungibili e la paura, più o meno grande, che non lo siano.” (Bowlby) e questo ci dà la dimensione di come i MOI influiscano sull’evoluzione della personalità e della possibile psicopatologia.
L’attivazione del sistema d’attaccamento con il transfert comporta inevitabilmente la riattivazione dei MOI, i quali influenzano la sintonizzazione empatica e la presa di coscienza delle emozioni del proto Sé, prima che questi divengano accessibili alla coscienza. Viene anche attivata la co-regolazione affettiva della relazione terapeutica.
Con la adozione della teoria dell’attaccamento e delle relazioni oggettuali corporee si rientra a pieno titolo nel trattamento bioenergetico dei Disturbi di Personalità.
I vari tipi di attaccamento danno alla relazione una valenza diagnostica e terapeutica nel fornire informazioni utili sulla regolazione emotiva del paziente, su quali esperienze hanno avuto accesso alla coscienza come memoria esplicita e su quali esperienze invece siano state escluse, congelate o non energizzate nella memoria implicita del protomentale, senza pertanto poter dare significato e senso alle relazioni significative.
Il transfert ed il controtransfert corporeo comportano lo sviluppo di una sensibilità ed uno stile comunicativo che fa evolvere la relazione terapeutica, facendo superare le resistenze e gli evitamenti di emozioni penose, quali l’angoscia, il senso di colpa, la collera, la vergogna, la depressione, riattivando l’energia vitale.
La relazione terapeutica corporea che cura si basa sulla sintonizzazione intersoggettiva degli affetti, che consiste nell’entrare dentro l’esperienza corporea inconscia del paziente e nel condividere queste emozioni. Ciò riplasma il comportamento corporeo, spostando l’attenzione su cosa sta dietro il linguaggio del corpo e sullo stato d’animo condiviso. Poiché la sintonizzazione non avviene solo sul livello affettivo ma anche sul livello delle sensazioni del corpo, il paziente, attraverso il linguaggio del corpo, trasmette al terapeuta le vicissitudini evolutive del Sé / non sé e quindi permette di lavorare, nella terapia, su quei deficit instauratisi nelle primissime fasi della vita, altrimenti quasi impossibili da raggiungere.
La terapia Self-analitica Bioenergetica si articola essenzialmente attraverso tre dinamiche fondamentali:
1. understanding 2. integrazione mente – corpo 3. relazione somato – psichica
1. UNDERSTANDING è comprensione e conoscenza, allo stesso tempo empatica e cognitiva, per cogliere il senso profondo della storia personale unica e originale, che potrebbe andare perduto se decodificato secondo rigide interpretazioni.
L’understanding è una relazione d’aiuto che consiste nel pensare e sentire con il paziente, in misura sufficiente per entrare almeno parzialmente in contatto con i suoi affetti ed emozioni, in modo da stabilire un contatto empatico tra l’inconscio dell’analista e quello del paziente, anche mediante il linguaggio inconscio del corpo.
Questa sintonizzazione empatica bioenergetica: “il sentire con il paziente”, implica una relazione d’aiuto più vicina all’identificazione sensomotoria preoggettuale che amplifica l’intuizione empatica, mentre il solo “pensare sul paziente” appartiene di più alla relazione transferale oggettuale ed alla interpretazione. Competenza ed umanità acquisite nel training di formazione, riescono ad integrare entrambe queste relazioni di aiuto, quella oggettuale e quella preoggettuale.
Understanding come introiezione vicariante, è la capacità di percepire la vita affettiva intima del paziente, pur rimanendo osservatore imparziale. Il setting preoggettuale (sintonizzazione empatica) corrisponde alla capacità materna di entrare in relazione con le proto-rappresentazioni preoggettuali dell’Emerging Self del neonato ed è bene descritto da Helen Ross: “entrare in empatia con il paziente (o con il bambino) richiede la capacità di saltare dentro la sua pelle per un tempo sufficientemente lungo per percepire e così conoscere quello che il paziente (o il bambino) sta sentendo, e nello stesso tempo, richiede l’abilità di uscirne fuori abbastanza rapidamente, per non rimanere intrappolati senza potersi differenziare dal paziente (o dal bambino) e senza che egli possa differenziarsi sufficientemente dal terapeuta (o dalla madre), per essere se stesso.”
L’empatia presuppone un sicuro senso di identità, per essere allo stesso tempo coinvolto e distaccato, partecipe ed osservatore, in una sorta di attenzione sospesa tra queste due posizioni. In sintesi l’understanding è una integrazione ottimale tra essere un osservatore aperto, sensibile ed obiettivo, ed allo stesso tempo essere un ascoltatore empatico, partecipante, capace di percepire e condividere gli affetti subliminali corporei e senza parole (comunicazione empatica subliminale per l’understanding dei difetti del Self).
Condividere e partecipare empaticamente, sia pure parzialmente e temporaneamente, alle emozioni, sensazioni e impulsi del paziente, comporta la capacità di oscillare dalla posizione di osservatore a quella di soggetto partecipante, per riguadagnare, poi la posizione di osservatore. Ascoltare e sentire il paziente mediante l’understanding decodifica le parole in sentimenti, affetti e proto-rappresentazioni che, l’Io analizzante del terapeuta, percepisce all’interno del suo Io partecipante, cogliendo aspetti della vita affettiva del pazienti rimasti oscuri ed i suoi difetti della regolazione affettiva. L’empatia corporea bioenergetica fa sì che gli affetti senza parole emergano in maniera autogena, o incoraggiati da una armoniosa intesa e complicità non verbale, che rende sicuri di essere capiti al volo senza esporsi né chiedere.
L’understanding rende l’interpretazione più efficace e decodifica le distorsioni “come se” del transfert e controtransfert, che possono alterare o mascherare la richiesta d’aiuto e la percezione del bisogno. Il doppio setting ed il doppio transfert consentono quei cambiamenti della comunicazione che variano il registro, dal linguaggio simbolico a quello presimbolico, corporeo, espressivo, fino alla relazionalità preoggettuale, per smuovere gli affetti cristallizzati nelle fissazioni e rendere egodistonici, e quindi suscettibili di cambiamento, quei sintomi, blocchi emotivi ed energetici e comportamenti, non percepiti come patologici, nella misura in cui sono stati resi egosintonici dalla formazione reattiva.
2. L’ INTEGRAZIONE MENTE – CORPO si consegue recuperando ed integrando gli affetti spesso ignoti ad opera della rimozione, la quale per Freud instaura l’inconscio come non conoscenza. La rimozione ha il compito di tenere lontani i processi primari e gli affetti dall’attività muscolare e dall’azione che è il temuto “agire gli affetti”(acting out). All’alba della vita gli affetti suscitano risposte viscerali (oceaniche); in seguito gli affetti possono essere rimossi, repressi, controllati, spostati, sublimati, trasformati per il contrario e/o allucinati.
Bioenergetica è sensomotricità espressiva degli affetti, intesi come livelli di coscienza delle pulsioni e quindi del desiderio, non sempre traducibili con parole. L’integrazione mente – corpo, conseguibile con il setting preoggettuale è fondamentale per la terapia dei difetti del Self: il paziente, cioè, viene aiutato a superare la sensazione di non esistere affettivamente ed emozionalmente mediante la correzione di rappresentazioni di sé distorte o disperse, conseguibile con una relazione terapeutica capace di raggiungere la costanza dell’oggetto e la regolazione degli affetti anche al livello preoggettuale, che farà fare al paziente l’esperienza delle aree deficitarie della propria identità (learning by experience). E’ per questo che il nostro approccio, in quanto terapia che tocca e cura i difetti del Self, non può essere solo interpretativa, ma è di natura self-contenitiva nel senso di Bion o nel senso dell’ holding di Winnicott: una sorta di maieusis somatopsichica (relazione somato-psichica) per far nascere una coerente rappresentazione del Sè, ad iniziare dal Self corporeo.
3. RELAZIONE SOMATO-PSICHICA La linea evolutiva somatopsichica si sviluppa per tutta la vita, ma da momento in cui la mente si è formata, diviene possibile anche la linea evolutiva psicosomatica. Le due linee evolutive sono stimolate dalle relazioni significative della vita che rendono il destino di ciascuno unico ed irripetibile. Queste linee costituiscono un” continuum evolutivo”,mediante la sovrapposizione di stadi evolutivi, per periodi più o meno lunghi, che variano da individuo ad individuo.
Perciò, in accordo con Daniel Siegel, fin dall’inizio della vita lo sviluppo della personalità integra gli aspetti corporei (Proto Sé) con gli aspetti della mente relazionale (Sé nucleare).
Il contributo della ricerca della SMIAB, teso alla comprensione degli stati mentali primari, in termini di organizzazione mentale di base, funzionante in tutte le fasi di sviluppo della vita, è stato esteso alla psicopatologia e anche ai Disturbi di Personalità, zoccolo duro e il tallone d’Achille di tutte le terapie.
La psicoanalisi parte da un sapere per interpretare un sentire, la SAB parte da un sentire per costruire un sapere.
Sentire è vivere esperienze di vita mediante il “corpo vivente” e la sua energia vitale che è la condizione più originaria della nostra identità ; sentire è fare esperienze relazionali per conseguire conoscenze necessarie all’azione, in altre parole sentire, non è senz’altro sapere, e, soprattutto, sapere non è sentire, ma per sapere veramente e cioè essere consapevoli, bisogna essere in grado di sentire.
Il Self, attraverso la relazione, tende al superamento dell’antitesi tra “essere mente” ed “essere corpo” e pertanto costituisce l’interfaccia osmotica tra sentire e sapere.
La mente, mediante la simbolizzazione, oggettivizza la soggettività, cioè l’esperienza somatopsichica. Spesso la mente appropriandosi della soggettività del corpo la eclissa, riducendo il corpo ad oggetto, con la conseguenza che si parla del corpo e del sentire le emozioni senza sentirle veramente e profondamente.
Quando non c’è eclissi del corpo vivente, il corpo può esprimere il Real Self, allorquando il somatico e lo psichico, pur essendo funzioni diversificate e complementari, raggiungono un grado ottimale di integrazione.
L’esperienza soggettiva è sensomotoria, somatopsichica, e “intender non la può chi non la prova”. E’ un meraviglioso e spesso unico momento, quel “momento di esperienza soggettiva nell’atto del suo compiersi, così come viene vissuta (non dopo quando viene riformulata a parole o ripensata)” (Stern).
Ogni momento presente, se condiviso, genera consapevolezza e ciò rappresenta un’esperienza fondamentale di cambiamento. Il momento presente è l’interruttore della relazione maieutica che fa partorire le risorse innate e le soluzioni ai problemi esistenziali che ciascuno ha dentro come coscienza implicita.
I momenti presenti più importanti sono quelli in cui due persone stabiliscono un contatto intersoggettivo e si determina quella reciproca interpenetrazione delle menti che ci permette di dire “io so che tu sai che io so” o “io sento che tu senti che io sento”.
In questa lettura dei contenuti mentali dell’altro, spesso reciproca, si fa esperienza di uno scenario mentale comune. Noi siamo in grado di “leggere” le intenzioni degli altri e di sentire nel nostro corpo, cioè nel nostro controtransfert, le loro sensazioni ed emozioni di transfert, e ciò non tanto e non solo, perché interpretiamo la narrazione del paziente (di cui pur si tiene gran conto), ma perché siamo in grado anche di osservarne l’espressività e l’emozionalità del corpo: il volto, gli occhi, i movimenti, la postura, il respiro, il tono della voce, indicatori profondi del comportamento e delle capacità relazionali.
Momenti come questo possono cambiare il corso della vita e orientare la storia relazionale dell’individuo e, pertanto, sono un tema di grande interesse in psicoterapia (Stern), tanto che la Self-analisi Bioenergetica li elicita per conseguire il vero processo di cambiamento terapeutico.
L’unità funzionale mente-corpo-relazione fa sì che gli accadimenti corporei diventino psichici e gli avvenimenti psichici si percepiscano con il corpo. In questa prospettiva il corpo è un libro aperto che propone domande che aiutano ciascuno a trovare le proprie risposte.
Il linguaggio del corpo esprime in maniera chiara ed immediata i bisogni fondamentali dell’essere umano che sono: il bisogno di sicurezza attraverso la relazione che cura; il bisogno di radicamento (grounding) nel Real Self; il bisogno di” essere con”.
La terapia è poter maneggiare la paura immergendosi, senza paura, nel mondo oscuro, senza nome e senza parole, del proprio e dell’altrui inconscio corporeo, costruire relazioni improntate al piacere e alla gioia.
L’umanità, ed il “being with…”, nella vita come nella psicoterapia, sono il vero rimedio per l’uomo. Il corpo è il libro aperto della natura umana scritto, con la grammatica e la sintassi degli affetti, e, come dice Sartre, “è l’oggetto psichico per eccellenza, il solo oggetto psichico” e rappresenta la forza vitale che noi chiamiamo Bioenergetica.

Riconoscimenti e affiliazioni nazionali e internazionali

Riconosciuta dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica (D.M. 22/12/2000)

Associata all’IIBA (International Institute for Bioenergetic Analysis),
all’ISSPD (International Society for the Study of Personality Disorders),
all’AISDP (Associazione Italiana per lo Studio dei Disturbi di Personalità),
al SPR (Society for Psichotherapy) e al CNSP (Coordinamento Nazionale Scuole Private di Psicoterapia)

La SMIAB è stata fondata dal dottor Ezio Zucconi Mazzini (psichiatra e fondatore della prima scuola di Analisi Bioenergetica in Italia), insieme al dottor Alexander Lowen (psichiatra e padre fondatore dell’Analisi Bioenergetica) e al dottor Renato Monaco (psichiatra e trainer internazionale dell’IIBA), come da statuto e atto di fondazione della Scuola redatto dal Notaio Raffaele Gaudenzi in data 29/05/1978 al numero 5601.

Il dottor Ezio Zucconi Mazzini, attuale Presidente della SMIAB, ha avuto mandato dal dottor Alexander Lowen di istituire il primo training di Analisi Bioenergetica in Italia.

La SMIAB è un’organizzazione scientifica per la ricerca e la formazione professionale per psicoterapeuti specializzati nei Disturbi di Personalità, che rappresentano “il tallone di Achille e lo zoccolo duro” di tutte le psicoterapie.

Per sintetizzare CHI SIAMO ,la SMIAB già da un decennio è impegnata in un notevole sforzo di studio e ricerca scientifica per dare alla teoria bioenergetica così come l’ha concepita Alexander Lowen, una base neurofisiologica e psicofisiologica somatopsichica condivisa dalla COMUNITA’ SCIENTIFICA INTERNAZIONALE, superando i differenti linguaggi, strumenti e tecniche utilizzati dalle scienze del corpo e della mente e correlandole allo Studio dei Disturbi di Personalità.

Responsabile della Scuola

Dottor Ezio Zucconi Mazzini, psichiatra e psicoterapeuta.

Sede didattica

Via Paola Falconieri, 84 00152 ROMA (Clicca qui per visualizzare la mappa)
SMIAB - P. I. 08262351003
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